Nella malattia Covid-19, gli anticorpi contro il coronavirus proteggono, mentre quelli che attaccano noi stessi (gli autoanticorpi, appunto) sono nocivi. Inaspettatamente, si è ora scoperta una nuova classe di ‘autoanticorpi buoni’, associati a un decorso favorevole e a un minor rischio di long-Covid.
Talvolta in laboratorio si ottengono risultati inaspettati. Studi precedenti avevano infatti evidenziato che gli autoanticorpi sono frequentemente presenti nei pazienti affetti da forme gravi di Covid, tanto da richiedere cure intensive.
Tuttavia, in questo studio è emerso un risultato opposto, in quanto sono stati scoperti degli “autoanticorpi buoni”, associati a un decorso più lieve della malattia e a un rischio ridotto che i sintomi persistano nel tempo (long Covid).
I ricercatori si sono interrogati su come il blocco della risposta immunitaria dovuto a questi “autoanticorpi buoni” potesse avere effetti positivi nel Covid. Il sistema immunitario, in alcuni casi, può rappresentare un'arma a doppio taglio: è fondamentale che si attivi rapidamente per neutralizzare il coronavirus, ma deve anche spegnersi al momento opportuno per evitare danni. Infatti, ciò che spesso porta i pazienti in ospedale è proprio l’eccessiva infiammazione provocata dall’infezione. Di conseguenza, la presenza di “autoanticorpi buoni” con effetto anti-infiammatorio è potenzialmente benefica ed evita danni causati da una risposta eccessiva e persistente.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Immunology, è stato condotto da ricercatori dell'IRB* (Bellinzona, Svizzera) e realizzato in collaborazione con colleghi dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e Humanitas University di Milano, delle Università di Zurigo e Berna, del Gruppo Ospedaliero Moncucco, dell’Ente Ospedaliero Cantonale e di atenei negli Stati Uniti, Regno Unito e Italia.
* Ricercatori dell’IRB:
- Dr. Jonathan Muri (gruppo di ricerca del Prof. Davide Robbiani);
- Dr.ssa Valentina Cecchinato (gruppo di ricerca della Prof.ssa Mariagrazia Uguccioni).
Seguirà un rinfresco.